......LA CASINA DEGLI GNOMI......
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La casina degli gnomi

Liberamente ispirato a La casina abbandonata di Donatella Calaciura (in Le favole del dottore edizioni FA.NE.P.)
e a Vecchie storie di gnomi di W.H.Huijen
Testo e regia: Sergio Galassi
Con: Cristina Bartolini, Massimo Madrigali e Tzvetelina Tzvetkova
Scene e costumi: Pierpaolo Bertocchi


Con questa nuova produzione Teatro Evento completa una sua ideale “Trilogia degli gnomi”, avviata con “Gli gnomi di Natale (1997)” e poi proseguita, con “Verdino e il pentolone degli gnomi (2002)”. La principale fonte d’ispirazione per la scrittura di La casina degli gnomi (come per lo spettacolo Verdino) è una fiaba tratta dalla raccolta Le favole del dottore, edita da FA.NE.P., associazione con cui Teatro Evento sta ora percorrendo la seconda fase del progetto L’ospedale della fantasia, il cui principale (ma non unico) obiettivo era e rimane quello di contribuire ad accorciare in modo significativo le distanze che ancora intercorrono tra le comunità locali, intese come luoghi di formazione, di produzione e di consumo culturali, e specifici luoghi della sofferenza e del disagio infantili, quali gli ospedali per bambini.

In un freddo giorno d’inverno, sotto un cielo grigio che promette neve, la casina abbandonata, ribellandosi alla sorte di essere venduta al primo arrivato, che magari la farà demolire per costruire al suo posto una fabbrica inquinante, tira fuori da sotto il pavimento quattro piedi e se ne va in giro per il mondo alla ricerca di qualche posto più allegro e sicuro. Sfinita per il lungo viaggio, ma senza avere ancora trovato il posto giusto ove fermarsi, si perde in un bosco fitto e, al calar della notte, s’imbatte in un’altra casina che accetta volentieri di averla come vicina, almeno per una notte. Così, prima di addormentarsi, le due casine si scambiano le loro confidenze, sotto la neve che comincia a cadere lenta. La casina abbandonata viene allora a sapere che la casina del bosco ha una padrona, Matilda, una vecchietta che si guadagna da vivere vendendo il latte della sua mucca. Purtroppo, Matilda è in ospedale ormai da otto settimane, per via di una brutta storta, mal curata, che si è presa sul finir dell’estate, proprio mentre portava a pascolare la mucca che ora è accudita da una famiglia di gnomi che va anche a consegnare il latte agli abitanti del villaggio. Così facendo, gli gnomi vogliono ricambiare quel piccolo gesto di generosità che Matilda riservava loro ogni giorno, quando prendeva da sotto un cespuglio della radura, dove vive la famiglia di gnomi, una piccola brocca, grande come un mezzo barattolo di marmellata, la riempiva di latte e la rimetteva sotto il cespuglio; la mattina dopo la brocca era di nuovo allo stesso posto, vuota e pulita. Quando le due casine si risvegliano c’è quasi un metro di neve e ancora non smette; e così la casina abbandonata decide di restare ancora un poco, magari fino a quando la neve non si sarà tutta sciolta e lei potrà rimettersi in viaggio e poi, quella radura nel bosco non le dispiace affatto e gli gnomi le hanno promesso anche di darle una sistemata. Quando un’ambulanza scarica Matilda davanti alla casina nel bosco, con la caviglia stretta in una ingessatura, la vecchietta scoppia a piangere di gioia: nel camino il fuoco è acceso; la mucca è lì, che scodinzola in perfetta forma e sul tavolo di cucina ci sono i soldi del latte di otto settimane e due giorni…e quando Matilda, guardando attraverso i vetri, si accorge della casina abbandonata gli gnomi le dicono di averla costruita loro. A mezzanotte la casina abbandonata, che si era beatamente addormentata, comincia a sentire dentro di sé un grande sconvolgimento: rumore di passi, scarico di bagagli, spostamento di mobiletti, un crepitio di fuoco che viene acceso, lettini che vengono fatti alla belle e meglio…poi, un russare lento, sottile…tipicamente gnomesco. “Strano modo di darmi una sistemata” pensa la casina degli gnomi, che ormai non si sente più abbandonata.

Lo stile rappresentativo insiste sul connubio tra teatro di narrazione e teatro di figura.


Consigliato soprattutto per bambini dai tre agli otto anni

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