......IL RE MORTO DI FAME......
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Il re morto di fame

Liberamente ispirato alla fiaba popolare Sperso per il mondo 
tratta da Fiabe italiane  di Italo Calvino
Drammaturgia: Cristina Bartolini
Regia: Sergio Galassi
Con: Cristina Bartolini e Massimo Madrigali
Scene e costumi: Vittorio Marangoni


...le fiabe sono vere. Sono, prese tutte insieme, (...) una spiegazione generale della vita, nata in tempi remoti e serbata nel lento ruminio delle coscienze contadine fino a noi; sono il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e a una donna, soprattutto per la parte di vita che appunto è il farsi del destino: la giovinezza, dalla nascita che sovente porta in sè un auspicio o una condanna, al distacco dalla casa, alle prove per diventare adulto e poi maturo, per confermarsi come essere umano... (Italo Calvino)

Il re morto di fame si inserisce in un ormai pluriennale percorso di Teatro Evento sulla rappresentazione dell'Adolescenza nell'immaginario letterario, cercando di confermare come, anche nel campo dello spettacolo per ragazzi e per giovani, la tradizione e l'innovazione, possano essere un efficace veicolo di scambio tra: la difesa, la scoperta delle radici della nostra identità ed il presente che ci circonda. Toni (poco più che un ragazzo, un morto di fame), lascia la madre vedova per cercare fortuna altrove, sperso per il mondo. Come tutti gli eroi dei racconti popolari, armato solo delle sue braccia e delle migliori intenzioni, intraprende un lungo viaggio alla ricerca di un posto dove vivere del proprio lavoro. Farà ogni sorta di mestiere e, dopo alterne vicende, diventerà grazie all'aiuto: di un bue magico, di un sole dormiglione e al suo profondo amore per la terra e per la natura, persino Re. E' difficile negare che in questa nostra epoca caratterizzata dalla globalizzazione, e in Italia , gli spersi per il mondo (i protagonisti per antonomasia dei racconti di fiabe, gli immigrati stranieri di oggi come i braccianti e i contadini delle favole nostrane), non siano, magari, più numerosi di un tempo. Tra gli stessi ragazzi italiani odierni, gli spersi per il mondo o i re morti di fame paiono costituire una variante (in grigio), non di poco conto: deprivati di affetto vero, sovra caricati  e inebetiti da miti di  facile e perenne benessere come il Pinocchio del Paese dei Balocchi, impoveriti nei desideri quando non sottratti dagli stessi adulti alle necessarie prove della vita, essi sembrano vagare in una condizione di disillusione, dove la memoria sembra un lusso inutile, il presente non è più capace di meravigliare, ed il futuro incombe come una sorte già segnata. Sotto questo terreno paludoso ed infido, così povero di radici salde, germogliano i sentimenti della paura e del rifiuto: per bonificare, occorre che si smascheri la realtà e si riconsegni la verità alle fiabe, vecchie o nuove che siano. Lo spettacolo vede in scena due attori che (con l'ausilio di pochi oggetti essenziali inseriti, per contrasto, in una ambientazione continuamente mutevole e sempre di grande impatto visivo), parlano all'immaginazione e al cuore dello spettatore. I temi forti che caratterizzano questo racconto popolare sono: la solitudine del protagonista di fronte al mondo pieno di insidie; lo scenario di povertà e di fatica che ha contraddistinto l'economia della società italiana fino a pochi anni fa, quando ancora le radici agricole si individuavano negli usi, nelle abitudini e nella cultura della gente comune; l'idea del viaggio, dell'andarsene, come un male necessario per sopravvivere, allo stesso modo in cui se ne andarono tanti italiani (nel secolo scorso), e come capita ora a tanti uomini e donne del Terzo e Quarto Mondo che, spersi nel nostro, tentano una via di sopravvivenza.



Consigliato soprattutto per bambini e ragazzi dagli otto anni in poi

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